La relazione, le modalità e i benefici

L’arte non è soltanto una forma d’espressione che soddisfa l’istinto creativo perché è anche la manifestazione di tutta la sfera emozionale ed affettiva della persona. Secondo Arnheim (1994) l’arte è qualcosa che ci soccorre nei momenti di difficoltà, è uno strumento che ci aiuta a capire le condizioni dell’esistenza umana e a far fronte agli aspetti terrificanti di tali condizioni. Quello che è considerato terapeutico è il coinvolgimento della parte “sana” e funzionante del Sé, dove la creatività richiede un impegno attivo e personale.[1] “L’anima risanata è l’anima che è tornata a sognare” (G. Bachelard)

Generalmente sono proposti due percorsi che si intrecciano continuamente: il lavoro individuale e quello di gruppo. La modalità individuale consente alla persona di stabilire in autonomia uno spazio e un tempo da dedicare solo al proprio lavoro e alla propria persona (che può avvenire anche in presenza di altri). Questo momento è fondamentale perché ristabilisce o consolida la capacità di stare con se stessi, in ascolto e senza inibizioni ed implica costantemente la capacità di auto accettazione, di evoluzione ed approfondimento.

La modalità di gruppo invece permette la relazione con gli altri partecipanti, la tolleranza, l’equità, il rispetto delle regole sociali e l’accettazione di tutto ciò che non piace degli altri e, in primis di se stessi: l’espressività individuale è accettata dal gruppo e agevolata dal linguaggio comune che è quello artistico.

Le neuroscienze hanno dimostrato che l’individuo libero dal proprio giudizio e da quello degli altri, dal confronto e dalle inibizioni, può ritrovare la fiducia necessaria per sperimentare e rinforzare le proprie risorse inutilizzate.[2] Da questi presupposti diventa possibile il cambiamento nella relazione, che avviene per gradi e secondo tempistiche individuali.

Un punto interesante riguarda tutte le aspettative della persona: potersi esprimere in libertà è forse il traguardo finale di un percorso che richiede precise direttive per esempio sull’utilizzo dei materiali. In gioco ci sono la perdita e l’acquisizione di controllo sul proprio lavoro, la sicurezza che tutela il rapporto umano e il valore attribuito all’esperienza e a ciò che si manifesta.

di Federica Sandrini


[1] cit. Il laboratorio di espressività grafico pittorica, di Maria  Cristina Tripepi, Educare alle emozioni con le artiterapie o le tecniche espressive, a cura di O. Albanese e M. Peserico, ed. Junior, 2008, Bg

[2] cit. idem